Non abbiamo tenuto conto degli Zombie – Il libro

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Per ringraziarti di aver acquistato il libro io e Giorgia abbiamo deciso di farti un piccolo regalo. Alla fine del libro troverai un codice segreto: inseriscilo qui sotto e potrai scaricare alcuni dei miei brani selezionati appositamente per te.

Leonardo Verdonesi - Il libroGli autori

Leonardo Veronesi

Cantautore originale che in modo ironico canta un quotidiano che per quanto rientri in uno schema di normalità ha sempre un margine di imprevedibilità. Ha pubblicato 4 album tra cui l’ultimo Non hai tenuto conto degli Zombie che ha ispirato questo libro (Edizioni La Carmelina)  in cui in modo schietto e sincero si racconta e ci racconta la vita,  con sottofondo di note intervallate a pensieri.

Giorgia Pizzirani

1984 (come l’omonimo libro di Orwell), laurea specialistica in Editoria e giornalismo a Urbino, lavora come scouter e traduttrice. Con le Edizioni La Carmelina ha pubblicato Per miglia e miglia (2015) ed Enikesen – L’uomo oltre la vittoria (2016).

Prefazione

di Gianluca Morozzi (scrittore)

Non avevi tenuto conto degli zombie.

Hai pensato alla musica, al suono della chitarra, a come posizionare le parole sulle note, alle rime, alla metrica, e a come avrebbe potuto reagire un pubblico nel sentire quelle canzoni suonate dal vero.

Non avevi tenuto conto degli zombie.

Una volta agitavano le fiammelle degli accendini.

Poi hanno iniziato a vedere i concerti attraverso lo schermo di uno smartphone.

Poi a vederli da un tablet, accecando gli spettatori alle loro spalle.

Ora sono spalle al palco, a mettersi in pose plastiche per farsi i selfie con il cantante che cerca di suonare e di cantare.

Gli zombie la musica non la cercano, la subiscono. Raccolgono tutto quello che arriva dalle radio dei centri commerciali e pensano che non ci sia altro, che solo quella sia la musica, che un disco non esista se non lo senti tuo malgrado in un negozio o in un supermercato.

Non sono curiosi, non vogliono scoprire, vogliono solo sentire l’accattivante brano che hanno già sentito trentotto volte nel corso di una giornata. E se l’artista o il gruppo è in giro da più di vent’anni loro vogliono sentire solo le canzoni vecchie, di quando ancora ascoltavano musica, perché negli ultimi anni hanno avuto altro da fare e di sentire i pezzi nuovi non ne hanno mica voglia, devono poter cantare come al karaoke.

Però, quel che ci insegnano i film sugli zombie, è che alla fine quei dannati morti viventi muoiono davvero. Gli umani, il più delle volte, vincono.

E allora vai. Suona. E sconfiggi quelle cose maledette.

Dicono del libro…

Veronesi e Pizzirani credono negli zombie. Li adoro, se la sono cavati alla grande! I racconti di Giorgia, storie di ordinaria follia, fanno riflettere. “È il momento di una personale verità: ORA, NON DOMANI!”, replica Leo. E me lo vedo sul palco, sotto i riflettori, a incalzarci con la sua musica: “ATTENTO CHE SOCCOMBI… AGLI ZOMBIE!!!”.

Patrizia Benetti
Scrittrice noir

Dondarini: Davide sai che ogni volta che abbiamo fatto lo spettacolo con leo faceva proprio ridere!!
Dalfiume: non so se per lui è un complimento… fa il musicista!

Leo capisco il marketing… ora anche il libro degli zombie? Du maron!!

Leonardo ci piace talmente tanto che non riusciamo a capire se è bravo o ci piace e basta.

Noi parliamo spesso di Leonardo e regolarmente litighiamo perché ognuno di noi, ha la presunzione di avere capito meglio dell’altro le sue canzoni. Se non parliamo di lui andiamo d’accordissimo.

Marco Dondarini e Davide Dalfiume
Comici Di Zelig

Roba da matti: il blues all’Antoniano. Ci manca solo il metal a Sanremo e avranno sdoganato tutto.

Ci è riuscito un signore di Monza, adottato da Ferrara.

Si chiama Leonardo Veronesi, non proprio uno sbarbato, uno che ha vissuto un po’ di vite nelle quali ha combinato giusto qualcosina.

Non è famoso come Gino Paoli, per dirne uno: peccato, ma va bene, va bene così.

Quella volta si è nascosto come Ulisse nel cavallone ed ha varcato una delle tante soglie possibili: ci vuole fegato, Leonardo ne ha.

Scrive un pezzo che arriva terzo allo Zecchino D’Oro del 2012, lo intitola “Il Blues Del Manichino”.

E la storia: uh, che storia! Non è una canzone per i piccini, chiaro. Sembra, ma non è. E poi ha un groove – uh, che groove! – che ha perfino attirato le attenzioni di Andrea Mingardi, uno che il blues lo mastica eccome.

Sembra una passeggiata, ma se ti fermi a pensarci ed ascolti bene è una canzone triste. Terribilmente triste.

Un’anima di fanciullo intrappolata in un manichino. Che vive – si fa per dire – in esposizione, sognando di diventare un giorno come quel bambino vero che lo osserva dall’altra parte del vetro. Non ci riuscirà mai.

Una storia così allo Zecchino D’Oro. Un blues, per davvero. Anche bello tirato, ça va sans dire.

Piglio scanzonato o indole riflessiva: due tra le molte essenze – non maschere, eh? – che Leonardo può indossare: ci vuole stile, classe, incoscienza. Ci vuole l’artista per estrarre dal cilindro un conigliocosì.

Leonardo Veronesi di dischi ne ha fatti quattro: l’ultimo è uno spettacolo, provare per credere diceva un tale.

Ma fra cotanti guizzi e trovate disseminati in vent’anni di palcoscenici, non riesco a levarmi dalla testa “Il Blues Del Manichino”.

Un pezzo che è Leonardo Veronesi: un po’ guascone un po’ Pierrot, la commedia e il dramma, il sorriso e la lacrimuccia, la quiete e la tempesta.

Leonardo Veronesi è anche questo: innocente o sfrontato, sardonico e sagace, tenero a sua discrezione.

Un romantico, in fondo, ma sotto le mentite spoglie della prossima idea che verrà.

Un po’ bimbo, un po’ manichino.

Un po’ lui solo sa cosa.

Manuel Maverna
Music Map

Hai presente quando ti prende quella sensazione di aver già conosciuto una persona da tempo, magari in un’altra vita!? Ecco, questo mi è successo con Leo. Spero solo, se di altra vita si tratta, di non esserci mai andato a letto! Preferirei di gran lunga Giorgia che mi sembra più bella!! Eccheccazzo! Nel dubbio, lo banno su Facebook!

Paolo De Grandis
conduttore radiofonico e scrittore

Non abbiamo tenuto conto degli zombie